POLITICHE UE 2035
Automotive, intesa europea sui motori: Salini parla di “svolta storica”
Al centro della proposta, neutralità tecnologica, carburanti rinnovabili e tutela della competitività industriale.
L’industria automobilistica europea potrebbe andare incontro a un cambiamento significativo nelle regole sulle emissioni dei veicoli nuovi. Nella notte tra il 19 e il 20 ottobre, i rappresentanti del Partito popolare europeo (PPE), dei Socialisti e Democratici (S&D) e di Renew Europe hanno raggiunto un accordo politico sulla revisione della normativa europea relativa alle emissioni di CO₂ di auto e furgoni.
A darne notizia è Massimiliano Salini, eurodeputato di Forza Italia, vicepresidente del gruppo PPE al Parlamento europeo e relatore sulla revisione del regolamento. L’intesa, secondo Salini, rappresenta “un accordo importante, destinato a segnare una svolta per l’industria automobilistica europea, senza sacrificare occupazione, innovazione e libertà di scelta dei cittadini”. Il nuovo accordo punta a superare il divieto assoluto dei motori a combustione dal 2035, introducendo maggiore flessibilità e riconoscendo un ruolo anche alle tecnologie alternative, oltre all’elettrico.
Carburanti rinnovabili equiparati all’elettrico
Tra le principali novità illustrate da Salini figura l’introduzione, dal 2030, della categoria VEEF, acronimo di Vehicles running Exclusively on Eligible Fuels. La nuova classificazione riguarderebbe i veicoli alimentati esclusivamente con carburanti rinnovabili conformi ai requisiti della direttiva europea RED.
Questi mezzi potrebbero essere considerati a zero emissioni, al pari dei veicoli elettrici. Per Salini si tratta di una “vittoria pienamente italiana”, che riconosce il contributo di diverse tecnologie al processo di decarbonizzazione.
Il principio alla base della proposta è quello della neutralità tecnologica: raggiungere gli obiettivi ambientali senza imporre un’unica soluzione, lasciando spazio a tecnologie e sistemi di alimentazione differenti, purché compatibili con i requisiti previsti.
Cosa cambierebbe dal 2035 per auto e furgoni
Per le automobili, l’accordo prevede una riduzione delle emissioni allo scarico dell’87,5% entro il 2035. Un’ulteriore quota del 7,5% potrebbe essere compensata attraverso l’impiego di acciaio a basse emissioni di carbonio.
Il restante 5% non sarebbe soggetto a ulteriori condizioni di compensazione. Secondo l’impostazione illustrata da Salini, questo margine consentirebbe di mantenere aperta la possibilità di immatricolare una quota di vetture con motore a combustione anche dopo il 2035.
Per i veicoli commerciali leggeri è prevista una disciplina specifica: gli obiettivi di riduzione delle emissioni sarebbero fissati al 35% nel 2030 e all’80% nel 2035. Il testo introdurrebbe inoltre un sistema di calcolo su periodi di cinque anni, per le annualità 2025-2029 e 2030-2034, con l’obiettivo di offrire ai costruttori maggiore flessibilità nel rispetto dei target.
Acciaio europeo e incentivi per le auto più piccole
L’intesa collega la transizione ambientale anche alla politica industriale, con misure pensate per sostenere la produzione europea e favorire l’impiego di materiali a minore impatto ambientale.
L’acciaio a basse emissioni prodotto nell’Unione europea potrebbe essere utilizzato, fin dall’entrata in vigore del regolamento, come strumento di flessibilità per una quota del 3%.
Sono previsti anche incentivi per i segmenti europei più accessibili del mercato, come le automobili e i furgoni di piccole dimensioni Queste misure mirano a sostenere i produttori europei e a rafforzare la competitività della filiera, in un contesto caratterizzato da importanti cambiamenti tecnologici e industriali.
I prossimi passaggi dell’iter europeo
L’intesa raggiunta tra i gruppi politici non rappresenta tuttavia la conclusione del procedimento legislativo. La votazione parlamentare è indicata per il 4 novembre, mentre l’esame in seduta plenaria dovrebbe svolgersi entro dicembre.
Categoria: Confcommercio Mobilità
